Esperienza di buone pratiche…

Condivido l’esperienza di una collega con la speranza che tutti i ragazzini possano imbattersi nel loro percorso scolastico con docenti sensibili e desiderosi di mettersi in gioco come lei!

Pur avendo partecipato a corsi di formazione e di aggiornamento sulla dislessia, non mi era ancora mai successo di sperimentare sul campo le mie conoscenze, poiché finora non avevo incontrato alunni con dislessia certificata.

Innanzi tutto, mi sono documentata sulla diagnosi specialistica di Federico, attraverso il suo quadro clinico, le informazioni date dalla famiglia e dalla scuola precedente, e poi mi sono attivata per osservare attentamente il suo atteggiamento in classe durante le mie ore e per raccogliere le osservazioni degli altri insegnanti, essendo anche coordinatore di classe.

Occorre premettere che l’alunno non mostra difficoltà di apprendimento e in particolare evidenzia nell’area logico-matematica capacità superiori alla media, per cui è facilmente attratto da attività in cui siano messe in gioco l’astuzia, la logica, l’intuito.

Si evidenzia, invece, una  disgrafia piuttosto marcata e una difficoltà oggettiva sia di autocontrollo che di capacità di gestione del materiale scolastico, con una certa impulsività e iperattività, che si manifestano con difficoltà a rispettare il proprio turno, il proprio spazio, le regole e tempi di concentrazione piuttosto limitati.

Devo subito evidenziare come fin dall’inizio Federico apparisse spesso insofferente durante le lezioni di Matematica (pur essendo all’inizio mattinata), cosa che evidenziava in vari modi:

  • giocherellando con oggetti scolastici che poteva avere sul banco, realizzando oggetti di carta con la tecnica dell’origami (tecnica per  lui molto piacevole e interessante), emettendo rumorini di sottofondo come fonte di disturbo,….
  • ma anche talvolta esponendo la sua noia in proposito e domandandosi quale poteva essere il significato della acquisizione di tali contenuti (regole, proprietà..) nella realtà di tutti i giorni: “ Ma tutte queste cose a cosa mi servono?”  “Perché approfondire molto un contenuto, quando il tutto può essere racchiuso in un concetto molto più sintetico?”.

Tutto ciò denotava da un lato la sua capacità intellettiva di voler comprendere in modo concreto e chiaro il legame esistente tra i contenuti acquisiti a scuola e la vita quotidiana, in particolare la “sua vita” (sia attuale che futura) e quindi si evidenziava un atteggiamento molto più maturo rispetto ai ragazzi della sua età. Ma da un altro lato arrivava il messaggio della sua difficoltà a “seguire” la lezione, attraverso una  “concentrazione visiva e uditiva” che per lui risultava molto faticosa in termini di tempo.

Poi, con il passare del tempo, il suo atteggiamento è cambiato durante le lezioni di Matematica:

  • Federico riusciva a restare attento per tempi più lunghi;
  • riusciva a controllare maggiormente la sua iperattività, mostrando meno frequentemente segnali di insofferenza;
  • interveniva con domande pertinenti sia di chiarimento che di approfondimento, alzando la mano e pazientando per il suo turno

Ritengo che diversi siano stati i fattori che hanno influito positivamente su Federico:

  • l’inserimento in una nuova realtà scolastica
  • il rapporto con i compagni
  • il rapporto con i docenti.

Consapevole della sua situazione, ma ahimé  testimone di un’esperienza scolastica pregressa non positiva, Federico è arrivato alla scuola media con scarsa autostima e insicurezza emotiva e quindi con timore di “non potercela fare”.

Tuttavia, penso che il nuovo ambiente nel quale si è trovato abbia rappresentato per lui anche un motivo per allontanarsi dalle memorie del passato, assorbito dal dover conoscere questa realtà, fatta di volti nuovi (compagni, insegnanti, collaboratori scolastici…) e di esperienze nuove da affrontare  (materie, argomenti, metodo di lavoro, richieste come compiti…).

Per quanto riguarda le relazioni con i compagni, sono stati di valido aiuto i periodici cambiamenti di posto che ho attuato all’interno della classe. In tal modo Federico si è trovato ogni mese un ragazzo diverso al suo fianco, ognuno con le sue peculiarità anche in termini di tranquillità, pazienza, determinazione: se da un lato c’era un buon livello di socializzazione, non mancava magari il momento di atteggiamento più fermo nei suoi confronti da parte del compagno, che gli mostrava magari l’aspetto non positivo del suo atteggiamento momentaneo. Federico si è reso consapevole di far parte di un gruppo (la classe), all’interno del quale però vigono delle regole da rispettare che sono utili e necessarie per una piacevole convivenza. Ha avuto la fortuna di non trovare alunni che potessero “prenderlo in giro” o che stimolassero i suoi momenti di disattenzione come momenti di divertimento, invece di comprendere che erano dettati da sue problematiche personali.

A tale scopo, sono anche intervenuta più volte nel parlare alla classe, facendo notare come ciascuno di loro possa avere delle difficoltà o incertezze che durante il cammino scolastico cercheranno di superare aiutati dagli insegnanti, per poter poi affrontare al meglio la loro vita futura.

Punto sempre molto sul significato e valore della “biodiversità” e quindi sul fatto che tutti siamo diversi con i nostri punti di forza e punti di svantaggio e che l’importante è potenziare i primi e cercare di ridurre i secondi, imparando comunque anche ad accettarli e a conviverci.

Ribadisco più volte che ognuno di loro ha una sua strada da percorrere nell’ambito del triennio e che ha quindi obiettivi diversi da raggiungere, cosa che comporta magari anche prove scritte e orali diverse, ma tutto ciò è normale.

Ritengo che questo confronto con i suoi compagni sia stato per Federico un feed-back positivo che lo abbia spinto a cercare di migliorarsi (desiderio che per altro traspare chiaramente in lui).

Apro una divagazione per far notare come tutto ciò che ho detto finora parlando di Federico, sia in realtà valido per TUTTI gli alunni di una classe: l’importanza delle relazioni che si vengono a creare con gli altri (compagni e insegnanti) è fondamentale per ciascun ragazzino, anche al fine di un suo successo scolastico, proprio perché le emozioni e le sensazioni che si vivono e si trasmettono nell’ambiente della classe sono prioritarie e di stimolo per tutto il lavoro che poi si svolgerà all’interno di essa. Estrapolando quanto scritto al mondo degli adulti, non posso far altro che notare come ciò valga anche per noi: lavorare bene e con piacere,a nche se magari con delle difficoltà, è possibile solo se si vive in un ambiente di lavoro, in cui ci siano rapporti sereni, rispettosi e curati tra le persone che lo condividono.

Ritornando a Federico, ho potuto notare che si è progressivamente inserito in maniera positiva non solo nella classe, ma anche con alunni di altre classi.

Altrettanto importante è il discorso relativo ai rapporti di Federico con gli insegnanti e qui si inserisce la mia esperienza diretta.

Ho subito intuito che era un ragazzino molto sensibile e attento sia alle “parole” che ai “modi” usati nei suoi confronti. Federico ha bisogno di comportamenti lineari e coerenti e soprattutto richiede la disponibilità del docente a dare spiegazioni di fronte alle sue domande, ma ciò non toglie che occorre anche avere momenti di fermezza e autorevolezza,  purché sempre motivati.

Talvolta mi è capitato di riprenderlo per i suoi momenti di disturbo in modo fermo ma tranquillo, facendogli notare come il suo atteggiamento sia dannoso per lui e per gli altri nell’interrompere un lavoro e ritardarne la realizzazione e mettendo anche in rilievo come le regole di classe vadano rispettate da tutti, altrimenti non riusciremmo a convivere bene insieme: “Pensa: cosa succederebbe Federico se tutti si mettessero a parlare in contemporanea? O se altri si mettessero a fare strani rumori o giocare con gli areoplanini di carta? Sarebbe come trovarsi al mercato: nessuno riesce a sentire e a capire cosa dice l’altro….. Ti farebbe piacere che, mentre tu parli, gli altri tuoi compagni non ti ascoltassero o ti prendessero in giro? Vedi, questo, che ti sto dicendo, vale non solo per te ma anche per tutti i tuoi compagni. Tutti dobbiamo essere rispettosi degli altri e soprattutto rispettare la loro libertà e i loro diritti, anche quello di voler seguire la lezione”.

E’ fondamentale che Federico si senta parte di un gruppo e che il comportamento che si assume nei suoi confronti sia uguale a quello mostrato agli altri, senza alcuna distinzione.

D’altronde egli stesso mi segnala la sua difficoltà a seguirmi, la sua stanchezza o noia sia con i suoi atteggiamenti di fastidio che con interventi diretti: “Ma perché dobbiamo imparare tutte queste proprietà? Ma non c’è un modo più rapido? Meno noioso?….”

Ecco che in questi momenti occorre tenere conto delle sue esigenze e fornirgli degli strumenti o strategie di aiuto:

  • gli consiglio di smettere di seguire e rilassarsi un attimo (magari leggendo un libro che si porta in cartella);
  • lo invito a non scrivere quanto detterò da quel momento in poi, spiegandogli che per la sua comprensione è ininfluente, mentre è importante che cerchi di copiare al meglio quanto scrivo alla lavagna sotto forma di schemi;
  • lo coinvolgo in attività pratiche in classe: lo chiamo a correggere esercizi alla lavagna  o dal posto,  gli chiedo di accenderela LIM

Oltre a ciò tendo sempre a valorizzare i suoi interventi positivi:

  • le informazioni che può dare in più sull’argomento;
  • gli spunti che mi suggerisce, anticipando quanto io poi dirò o comunque segnalandomi parti da aggiungere;
  • eventuali correzioni all’insegnante, che qualche volta capitano …perché “anche gli insegnanti sbagliano!!”

In generale, svolgo la mia lezione con momenti frontali, alternati a momenti dialogati con i ragazzi, proprio per cercare di mantenere il più possibile desta la loro attenzione. Nell’ambito della parte teorica spiegata mi avvalgo sempre di schemi riassuntivi che costituiscono anche un valido metodo di studio da proporre agli alunni. In questo modo Federico riesce a seguire in modo più tranquillo e meno faticoso. Quando poi ogni tanto introduco esercizi nuovi o insoliti, il suo viso si illumina perché viene subito motivato a cercare la soluzione, spinto anche da un sano desiderio di competitività.

Se ogni tanto si verificano risultati inferiori alle sue aspettative, tendo a mostrarglieli come effetto di un momento di stanchezza oppure come risultato di un’esecuzione affrettata del lavoro e invitandolo a cercare di migliorarsi nella prossima verifica, fiduciosa che ci riuscirà.

Gli segnalo inoltre che qualche piccolo insuccesso nella vita ogni tanto capita a tutti (“non tutte le ciambelle riescono con il buco”: sembra una frase banale ma io la uso, talvolta, con i ragazzi per soffermarmi sul suo significato oggettivo e reale) e che è giusto che succeda per spingerci a migliorarci sempre… e che ciò vale per tutta la vita!!

Concludo riflettendo su come la mia esperienza con Federico sia un qualcosa del tutto naturale: ciò che sto sperimentando con lui è ciò che occorre fare con tutti gli alunni di una classe, perché ciascuno è un’isola di un arcipelago, con le sue esigenze, i suoi problemi le sue caratteristiche, le sue abilità.

In effetti, noto proprio che il mio modo di pormi con Federico è stato motivo di riflessione anche sui miei comportamenti nei confronti di tutti gli altri alunni e su come ogni ragazzo possa essere una valida risorsa per tutta la classe e per l’insegnante stesso. Noto che un comportamento più attento verso Federico ma anche verso gli altri crea un ambiente più sereno, dove tutti vengono influenzati positivamente e diventano più sensibili e tolleranti tra di loro.

Si diventa più disponibili a percepire e accettare i bisogni dei compagni con maggiore attenzione, in un continuo miglioramento della propria capacità di relazionarsi con gli altri.

Nel rileggere la mia relazione mi pare di avere descritto la situazione di Federico più da un punto di vista umanistico che improntato alla mia disciplina, ma ritengo che il punto chiave su cui costruire insieme un valido percorso di crescita personale e culturale di Federico, come degli altri ragazzi, parta dall’instaurare un buon rapporto di relazione tra di noi.
G.G.

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Informazioni su Alessandra Chiaretta

Formatrice Canalescuola Soc.Coop e Operatrice del Centro tecnologico didattico "Aiutami a fare da solo" per la dislessia in Finale Ligure.
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